1. Riforma 231: il position paper di Confindustria

Il Ministero della Giustizia ha avviato una riflessione sulla riforma della disciplina della responsabilità amministrativa degli enti di cui al d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, nota anche come “responsabilità 231“.

Nell’ambito di tale processo di riforma, Confindustria ha inteso partecipare attivamente, forte della sua esperienza pluriennale nell’applicazione di tale normativa e del suo impegno nella promozione delle migliori pratiche aziendali, mediante un Position Paper di marzo 2025 denominato “Prospettive di riforma della   responsabilità “amministrativa” degli enti (disciplina 231)”.

Nel documento, l’associazione dell’industria italiana ha precisato come le imprese abbiamo espresso un diffuso senso di disagio e disorientamento nei confronti della regolamentazione economica e, in particolare, della disciplina 231.

Questo malessere è dovuto principalmente a due fattori. In primo luogo, una normativa nata con l’intento di incentivare l’innovazione organizzativa e la prevenzione della criminalità economica si è trasformata, nella pratica, in uno strumento di mera repressione. In secondo luogo, l’ampia discrezionalità interpretativa concessa ai giudici ha generato applicazioni disomogenee e “ingiustizie sostanziali“, penalizzando le imprese e alimentando un clima di incertezza. Di conseguenza, secondo il documento, gli obiettivi originari della normativa sarebbero stati disattesi.  

Le cause di questa deriva sarebbero molteplici. La genericità delle disposizioni normative, la stratificazione di interventi legislativi scoordinati, la continua espansione del catalogo dei reati presupposto e un approccio sanzionatorio non sempre rispettoso delle garanzie del giusto processo hanno progressivamente snaturato il sistema, orientandolo verso la repressione a scapito della collaborazione e degli incentivi. Inoltre, si riscontra una mancanza di coordinamento tra la disciplina 231 e le altre normative che regolano l’attività e la compliance aziendale, il che porta a decisioni contraddittorie tra i diversi organi giudiziari e alla violazione del principio del ne bis in idem.  

Un’ulteriore criticità risiederebbe nell’eccessiva discrezionalità di cui gode l’autorità giudiziaria nella valutazione dei modelli organizzativi. L’assenza di criteri univoci ha determinato applicazioni eterogenee e incertezza sul contenuto dei modelli idonei. In molti casi, l’adozione dei modelli 231 si è ridotta a un mero adempimento formale, senza alcuna garanzia di efficacia e con il rischio di esiti giudiziari imprevedibili. In questo modo, si è perso di vista l’obiettivo di promuovere l’innovazione organizzativa attraverso tali modelli.

Confindustria ha ritenuto, quindi, che una riforma della disciplina 231 sia necessaria e urgente. Tale riforma dovrebbe mirare a ripristinare la coerenza del sistema, superare le distorsioni applicative e introdurre maggiore certezza del diritto. È fondamentale che la normativa sia in grado di incentivare effettivamente l’adozione di modelli organizzativi e di promuovere una cultura della trasparenza e del controllo all’interno delle imprese.

2. Proposte di riforma nel dettaglio

Confindustria avanza una serie di proposte concrete per la riforma della disciplina 231.

3. La bozza del gruppo di lavoro del Ministero della Giustizia

Un articolo de Il Sole 24 Ore (Decreto 231, pronta la riforma. Estinzione del reato (con confisca) – Il Sole 24 ORE) ha anticipato i contenuti della proposta di riforma del decreto legislativo 231/2001, che riguarda la responsabilità amministrativa degli enti, elaborata da un gruppo di lavoro del Ministero della Giustizia.

Tra i punti chiave della riforma ci sono:

Inoltre, la riforma prevederebbe una procedura per l’estinzione dell’illecito. Se l’ente, prima della commissione del reato, ha adottato e attuato un modello di organizzazione conforme alle prescrizioni normative, può chiedere al giudice, entro 30 giorni dalla notifica della conclusione delle indagini, di avere un termine per eliminare le carenze del modello che il pubblico ministero ha individuato come causa o concausa del reato.

Questa richiesta al giudice, che deve essere comunicata al pubblico ministero, deve includere una proposta di riorganizzazione del modello, un’offerta di risarcimento del danno, l’indicazione delle azioni che l’ente si impegna a intraprendere per eliminare le conseguenze negative del reato, e la messa a disposizione dei profitti illeciti ottenuti.

Se il reato non è considerato particolarmente grave, il giudice fissa un’udienza per esaminare la richiesta e suggerire eventuali ulteriori modifiche al modello. Se il giudice accoglie la richiesta, sospende il procedimento e stabilisce un termine per l’attuazione della riorganizzazione del modello e delle azioni riparatorie, richiedendo anche una cauzione.

Se, entro il termine stabilito (o un’eventuale proroga), le azioni previste vengono completate, il giudice, dopo aver sentito il pubblico ministero e le altre parti coinvolte, dichiara l’estinzione dell’illecito amministrativo contestato all’ente, ordinando la confisca dei profitti illeciti messi a disposizione.

Scarica qui il Position Paper di CONFINDUSTRIA – Prospettive di Riforma della Responsabilità “Amministrativa” degli Enti (Disciplina 231), Marzo 2025.

Avv. Adamo Brunetti